Quando a Genova venne programmata la proiezione del documentario Invisibili, dedicato alle testimonianze dei danneggiati da vaccino, Matteo Bassetti chiese che il Comune non desse l’autorizzazione, parlando di “fake news”.
Oggi, in Commissione Covid, gli è stato chiesto conto di quell’episodio.
Alla domanda sul bilanciamento tra evitare allarmismi infondati e dare voce a chi ha subito un danno, Bassetti ha risposto che “nella scienza non bisogna dare voce a tutti”, ma solo a chi rispetta il metodo scientifico.
Ed è proprio qui il punto.
Nessuno chiede che una testimonianza diventi automaticamente verità scientifica.
Nessuno chiede che il dolore sostituisca gli studi.
Ma chi sta male ha diritto a essere ascoltato, visitato, preso sul serio.
Perché una persona danneggiata non è una tesi da discutere in televisione.
È un paziente.
Invisibili non era uno studio epidemiologico.
Era una raccolta di vite reali, volti, cartelle cliniche, persone che chiedevano aiuto.
Definirle “fake news” è stato grave allora.
Ridurre oggi tutto a una questione di “opportunità” non basta.
La scienza non si difende togliendo voce a chi soffre.
Si difende ascoltando, verificando, studiando, curando.
Perché il contrario della scienza non è la testimonianza.
È il rifiuto di guardare la realtà quando la realtà disturba.
Bassetti inciampa sui danneggiati che non vede
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