Simona Serafini

Santo del giorno: Santa Teresa Benedetta della Croce, vergine e martire carmelitana, Patrona d’Europa
[Edith Stein (1891 - 1942) è stata una monaca tedesca, la sua famiglia era di origine ebraica ma, dopo un periodo di dichiarato ateismo, si convertì al cristianesimo entrando nel monastero dell'Ordine delle Carmelitane Scalze di Colonia. Per proteggerla dalla minaccia nazista fu trasferita in Olanda ma la follia della Shoah la raggiunse, fu deportata ad Auschwitz, in Polonia, insieme alla sorella e furono uccise nelle camere a gas. Papa Giovanni Paolo II, nel 1998, l'ha proclamata santa e patrona dell'Europa]
Testimonianza di Marta Diciotti (amica e assistente di Maria Valtorta):
Mi pare che il famoso 25 luglio 1943 cadesse di domenica ed io in chiesa ascoltai il sacerdote celebrante la Messa che commentava l'episodio evangelico della moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Ritornando a casa mi fermai dal fornaio per prendere il pane (allora erano aperti anche di festa, nelle ore antimeridiane, specialmente poi di stagione) per noi tre, che eravamo segnate presso quel forno da cui ogni giorno ritiravamo la nostra razione di pane tesserato. Presi dunque un pezzo di pane corrispondente alle nostre tre razioni e lo portai a casa: era un pezzo piccolo, un pezzettino da nulla... E poi quel pane era cattivo, nero come un tizzo e peso come un accidente... Chi sa cosa c'era dentro!
I Belfanti [parenti di Maria Valtorta] non erano ancora arrivati; anzi mi sembra che giungessero qualche giorno dopo, prima della fine di quel luglio. Quindi quel pezzo era soltanto per noi tre: due etti a testa, seicento grammi in tutto. Ed era davvero poco, se si pensa che la carne si vedeva ogni tanto e che di tutte le altre cose c'era grande penuria. Sì, il pane restava fondamentale per il nostro nutrimento e quel pezzetto sarebbe appena bastato per la metà della mia fame... mentre invece non soltanto doveva esser diviso imparzialmente fra noi tre, ma ce ne doveva restare un pochino anche per la Toi, perché era giusto che pensassimo un po' anche al cane.
Maria lo misurava col metro, ne faceva tre parti scrupolosamente uguali e metteva ciascuna di esse in un sacchettino: ne aveva cuciti tre con il nome ricamato: Marta, Iside¹ e Maria. Proprio perché non avvenissero confusioni. Io ogni tanto, se lo trovavo, ne compravo un po' al mercato nero, perché son sempre stata una mangiatrice di pane e quel pochino della razione non mi toccava neanche un dente, come si suol dire.
Quella mattina, dunque, rientrando, mi fermai sulla porta della stanza di lei e, alzato quel “gran pezzo”, glielo mostrai dondolante dicendo: «Ecco, per la mia fame, bisognerebbe proprio che il Signore ripetesse il miracolo della moltiplicazione, come diceva il Vangelo di stamani, perché davvero con questo pezzetto non c'è da stare allegre».
«Ti riferisci al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci?» mi fece lei.
«Si» risposi io. «Stamani mi farebbe proprio comodo».
«Eh, sì!... Ma forse allora quella povera gente che seguiva Gesù lo meritava. Non so mica se oggi noi lo meritiamo con tutta la nostra cattiveria. Allora forse gli uomini erano più semplici e meno cattivi di adesso».
Ed era pur vero che allora, in quel periodo lì, nel 1943, il mondo era bene imbestialito!
Bisogna pensare a quel che c'era di orribile nel nostro viver quotidiano con i bombardamenti, con l'esercito nazista occupante, con gli alleati che salivano dalla Sicilia, con le lotte, con i tradimenti fra italiani ed italiani, con la carestia, la miseria ecc. ecc... senza considerare la persecuzione degli ebrei, i campi di sterminio, di cui, praticamente, qui a Viareggio noi allora non sapevamo niente. Era davvero uno sfacelo, o meglio, come si diceva allora con un'orribile e volgare espressione divenuta corrente, “un macello”.
Âą Iside Fioravanzi era la mamma di Maria Valtorta
(Albo Centoni, “Una Vita con Maria Valtorta”, I tempi duri della guerra, pp. 486-487, Centro Editoriale Valtortiano - © 1987)
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[Edith Stein intorno agli anni 1940, da Wikimedia Commons]

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