Tempi di Maria

Siamo PROSSIMI ALLA FINE? Spiegazione straordinaria di Don Dolindo Ruotolo

COMMENTO DI DON DOLINDO RUOTOLO A ROMANI 13, 11-14.

Questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri.

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p.s. è possibile leggere la versione sintetizzata o ristretta del brano qui offerto leggendo solamente le parti marcate in grassetto. Si invita, in ogni caso, alla lettura integrale.


San Paolo esorta i Romani a svegliarsi dal sonno ed a sospirare alla pienezza della salvezza, annunciando vicino il giorno del Signore, ossia la manifestazione della sua gloria? È questa l’opinione di protestanti e di parecchi cattolici, i quali sostengono che gli apostoli e i primi cristiani avevano la falsa persuasione della prossima fine del mondo, e dell’imminente venuta di Gesù Cristo come giudice di tutti gli uomini. Stando a questa opinione, san Paolo nei versetti 11 e 12 avrebbe annunciato la prossima manifestazione di Gesù Cristo glorioso, e quindi la prossima fine del mondo. Questa esegesi, così com’è prospettata, non regge, né è in armonia con quanto l’Apostolo dice al capitolo 11,25 affermando ancora lontana la conversione d’Israele che è uno dei segni dell’imminenza della fine del mondo. Letteralmente, come si è detto, san Paolo parla dell’avvicinarsi del giorno eterno per ogni cristiano a misura che passa la sua vita, e quindi della necessità di vivere onestamente e santamente, senza attaccarsi ai bagordi, alle miserie e alle degradazioni terrene, per essere pronti a comparire innanzi a Dio dopo la morte, e per meritarsi con le opere buone la vita eterna.

Non è da escludersi, però, che san Paolo abbia voluto anche alludere all’avvicinarsi del giorno della glorificazione di Gesù Cristo sulla terra, e della grande speranza che la Chiesa aveva ed ha del suo regno.

Lo Spirito Santo, infatti, gli faceva scrivere non solo ai Romani e per il tempo nel quale scriveva, ma gli ispirava quelle sante parole che dovevano essere in tutti i secoli ammonimento e vita per i fedeli. La grande aspettazione del regno di Gesù Cristo cominciò dal sorgere della Chiesa; le tenebre che avvolgevano il mondo e lo avvolgono ancora erano come la notte, che nel suo stesso percorso si avvicina al giorno, ora per ora e minuto per minuto; ogni giorno, ogni anno, ogni secolo, ogni epoca può riguardarsi, infatti, come un avvicinarsi del grande giorno del Signore, e come un declinare graduale, successivo, continuo della notte dell’errore.

Siccome mille anni innanzi a Dio sono come un sol giorno – come dice san Pietro (2 Pt 3, 8) – ogni cristiano, in ogni tempo, anche se lontano dalla gloriosa manifestazione del Cristo, può riguardare come vicino quel giorno, e può da questa considerazione prendere motivo per vivere santamente nella grande attesa. Questa attesa (*) non è tanto dei singoli uomini quanto della Chiesa, e siccome la Chiesa non muore, passando le generazioni e i secoli, essa può riguardarsi sempre in quella grande notte che passa ed in prossimità del gran giorno che si avvicina. È la sua grande speranza che la sostiene nei suoi combattimenti e nelle sue prove: Essa spera ed attende; attende come se da un giorno all’altro possa avverarsi e compiersi la sua speranza; vede le sofferenze dei suoi figli che passano, essendo tanto fugace il loro percorso terreno, ma rimane ferma nella sua speranza, e vi rimarrà finché non si compirà.

L’attesa è della Chiesa, e la Chiesa è sempre viva, Corpo ammirabile del Redentore le cui membra si succedono e passano, ma che è sempre tutto vivo e tutto presente nei secoli, senza interruzione, proprio come uno che sta nella notte, la vede passare e attende l’imminenza del giorno.

È in questo senso che i primi cristiani e gli apostoli stessi vissero nell’aspettazione del giorno di Gesù Cristo, distinguendo nettamente, come fa lo stesso san Paolo, la speranza del trionfo pieno sul mondo, dall’ultimo giorno del Giudizio universale che viene dopo la fine del mondo. Ciò è tanto vero che la Chiesa si serve proprio delle parole di san Paolo nella sua Liturgia, sia per rinnovare ogni giorno la sua speranza sia per renderla più viva nel tempo dell’Avvento. È per questa speranza e per questa viva attesa che esorta i fedeli con le parole dell’Apostolo a camminare con onestà come di giorno, cioè come se fossero già in quel grande giorno che la speranza rende vicino e imminente per tutti, non in festini e gozzoviglie, non in lascivie e impudicizie, non nelle contese e nelle gelosie, rivestendosi di Gesù Cristo nostro Signore, senza accarezzare la carne per soddisfarne le concupiscenze.

Bisogna anche considerare che i tempi di Dio possono esse abbreviati o allungati dalla nostra viva fede o dalla nostra incorrispondenza e titubanza, poiché la Chiesa vive sulla terra per compiere il numero dei suoi eletti, e per presentarsi, poi, tutta santa e completa innanzi a Lui nel giorno del Giudizio, come mirabile città compiuta in ogni sua parte e in ogni suo ornamento.

Chi può valutare le interferenze che portano sul quadrante del suo tempo le eresie, il rilassamento dei costumi e le infedeltà dei suoi figli? Ognuna di queste grandi miserie è come una raffica che getta a terra molti fiori e gemme del suo albero, e che richiede l’attesa di una nuova fioritura perché produca nei secoli tutti quei frutti che debbono essere raccolti nel regno eterno.

È possibile, quindi, che il trionfo di Gesù si sarebbe potuto avverare fin dai primi tempi della Chiesa, e che sia stato ritardato sia tuttora ritardato dall’incorrispondenza umana e dalla mancanza della grande speranza.


Questo avviene anche nelle opere di bene che fioriscono nella Chiesa. Quando viene meno la fiducia e la speranza in quelli che ne fanno parte e le promuovono, esse languiscono, e quello che si sarebbe fatto in pochi anni si compie in molti, e molte volte miseramente perisce.

È falsissimo, quindi, pensare che san Paolo abbia avuto un’errata opinione sulla vicinanza del giorno del Giudizio; egli esortava i fedeli a tener conto della loro notte e del loro giorno mortale, a non addormentarsi nei vizi ed a vivere santamente, e teneva presente la grande speranza della Chiesa, la cui realizzazione doveva essere affrettata dalla vita santa e dalla ferma speranza dei suoi fedeli.

San Paolo considerava il percorso della vita cristiana nei limiti del tempo di ciascun uomo, e considerava il percorso della vita della Chiesa che tende al gran giorno della glorificazione di Gesù Cristo sulla terra e poi alla fine dei tempi. Parlava ai Romani e parlava a tutti i tempi, perché la sua parola ispirata passava nella Chiesa, e diventava il suo alimento in tutti i secoli. Quella parola, sempre viva in ogni tempo, sarà vivissima quando si avvicinerà veramente il gran giorno di Dio, e quando starà per compiersi la speranza della Chiesa.

Con quanto ardore di viva speranza dobbiamo perciò noi attendere la manifestazione del regno di Gesù Cristo, ossia del suo trionfo sulla terra, con quanti sospiri dobbiamo invocarlo,
crederlo, sperarlo, unendoci ai sospiri che ebbe Maria Santissima quando invocava il compimento delle divine promesse e l’Incarnazione!

Più cresce la miseria e la corruzione del mondo, e più questa nostra speranza dev’essere viva ed ardente, poiché solo Gesù Cristo, con una grande manifestazione di grazia e di misericordia, per la Chiesa e nella Chiesa, può riparare gli sconcerti nei quali il mondo cade ed è caduto, senza umana speranza di umano rimedio.
Noi siamo nel mondo ad un punto morto, e bisogna guardare bene in faccia alla realtà per potervi apportare il rimedio, per quanto è in noi. A cominciare dalle alte sfere a finire all’ultimo cristiano, noi ci troviamo in un rilassamento penosissimo. Ci sono certamente molte anime buone e sante, ma il corpo della Chiesa e dell’umanità è tutt’altro che conforme all’immagine del Figlio di Dio.


L’orgoglio, la presunzione, lo spirito critico e razionalistico, il naturalismo, la mania di voler tutto scrutare, sotto il fosco e ipocrita manto dell’esattezza storica e del rigore scientifico, ha come anchilosato la nostra fede.

Noi diciamo di credere ma in realtà non crediamo, rifuggiamo dal soprannaturale e dal misticismo come da follie, pur lusingandoci di ammetterli e di crederli; confondiamo le idee per catalogarle con esattezza, dimentichiamo completamente che la Chiesa è guidata dallo Spirito Santo, e decurtiamo il suo patrimonio ammirabile, quasi che essa avesse accolto e ritenuto stoltezze per secoli e secoli, e quasi che i suoi Pontefici e i suoi Concili fossero stati sorpresi dall’ignoranza dei tempi. È così che i piccoli cicisbei del razionalismo e dello scientismo presumono sostituire ai santi testi delle Scritture i loro testi, è così che al linguaggio mirabile dell’anima della Chiesa si sostituiscono le povere e molte volte banali espressioni dei dottori accecati, i quali credono di essere essi soli gli infallibili, e perdono il tempo, accigliati e gonfi, sui codici invece di bere alle fonti del codice della Chiesa.

La Chiesa ha bisogno, estremo bisogno di ritornare all’antico, e rifarsi sulle orme dei suoi Padri e Dottori; ha bisogno di vivere di fede, di speranza e di carità, non di critica, di razionalismo e di esagerate ricerche che non giovano a nulla e isteriliscono la sua vita. Bisogna risollevarsi da questo punto morto nel quale siamo caduti, e risollevare la nostra vita cristiana, sacerdotale ed episcopale; bisogna veramente scuotersi dal sonno, pensando che la nostra salvezza è più vicina di quando venimmo alla fede, perché si avvicina il gran giorno del trionfo del Re divino sul mondo.
Bisogna gettar via le opere delle tenebre e rivestirsi delle armi della luce, camminando con onestà, ritornando ai digiuni e alle penitenze, ormai quasi dimenticate nella Chiesa, fuggendo dalla vita del mondo come dalla peste, dalle ambizioni e dalle contese, per rivestirci di Gesù Cristo e affrettare, per quanto è in noi, la manifestazione della sua gloria nella Chiesa e nel mondo.


Il gran giorno di Dio si avvicina sempre più, e si avvicinava già al tempo dell’Apostolo. Egli poteva vederlo vicino nella speranza, poiché in realtà se i fedeli di allora l’avessero affrettato con le loro preghiere sarebbe spuntato proprio allora sulla foschia pagana. Ma, dolorosamente, anche allora molti fedeli vivevano male, e le raccomandazioni di san Paolo in tutte le sue lettere ne fanno fede. Anche allora si pensava ai festini, alle gozzoviglie, alle lascivie, alle contese e alle gelosie.

Quando la notte passa e il giorno s’avvicina, nel mondo c’è pure molte gente che muore e non vede la luce del giorno; ma non impedisce il percorso del tempo, e il sole si leva sui morti e sui vivi. Così avviene nella Chiesa: passano i secoli come ore della notte, e poiché tutto il tempo è presente a Dio, ogni generazione può dire che l’ora del trionfo s’avvicina come un giorno che sta per sorgere dalle tenebre della notte.

Noi, dunque, abbiamo viva nel cuore l’attesa del regno di Dio, e viviamo così uniti a Gesù Cristo, da affrettarne, per quanto sta in noi, il compimento.

Non cavilliamo vanamente sul compiersi o non compiersi di questa o di quella nostra particolare speranza; prendiamo le Parole di Dio come annuncio di un futuro certissimo, che può affrettarsi o ritardarsi per le nostre incorrispondenze ma che certamente si compirà perché è promessa divina.

Umiliamoci, pensando alle nostre responsabilità, rinnoviamo la nostra fede, intensifichiamo la nostra speranza, accendiamo la nostra carità, e siamo come vergini vigilanti che con la lampada accesa e ben rifornita attendono lo sposo che viene.

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(*)
Quando i segni dei tempi ci fanno individuare un determinato momento storico nella sua particolarità, questo atteggiamento di vigilanza deve accrescersi. Noi siamo in uno di questi momenti e, secondo le migliori profezie, siamo in quello più speciale dalla fondazione della Chiesa

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